Era il 1943, la Seconda Guerra Mondiale infuriava, eppure gli uffici anagrafe dei Comuni registravano oltre 100.000 nascite in un anno. Oggi, ottant’anni dopo, il dato è drasticamente cambiato: siamo scesi a quasi 66.000. Questo il ritratto della Lombardia secondo i dati Istat che, nel corso di questi decenni, è come se avesse perso 34.000 bambini, una vera e propria emorragia demografica, che riflette un cambiamento profondo in tutto il territorio.
Le province più colpite sono quelle che una volta erano i cuori pulsanti della regione. A Bergamo, per
esempio, i nati sono scesi da 16.000 a 7.000, mentre a Brescia da 18.000 a 8.600: quasi la metà di quelli che c’erano una volta. Anche i ragazzi tra i 15 e i 34 anni stanno scomparendo: Sondrio ha perso quasi il 4% di questa fascia di età. Cremona, Mantova e Lecco seguono lo stesso trend.
Ma c’è anche una Lombardia che cresce. Milano, in particolare, spicca come un’eccezione: la popolazione adolescenziale tra i 15 e i 43 anni è aumentata del 10%, con oltre 63.000 giovani in più. Monza segue, con un incremento del 3. Nonostante questi segnali di speranza, il quadro generale rimane preoccupante: entro il 2033, si stima che gli ultraottantenni saranno quasi un 1 milione, mentre gli over 65 circa 3.







