Pochi giorni fa, garante nazionale dei detenuti ha pubblicato i dati sul sovraffollamento della carceri italiane. Nelle celle del nostro Paese sono detenute molte più persone di quelle che gli spazi consentirebbero. Per la precisione il 131% della capienza regolamentare. Un dato che, per la Lombardia è ancora più alto, sopra al 150%.
Uno dei simboli di questa grave emergenza è sempre stato il carcere di San Vittore, in pieno centro a Milano. Un luogo che nelle scorse ore ha ricevuto la visita di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra e salita agli onori della cronaca per la sua carcerazione a Budapest, in Ungheria negli scorsi mesi.
Salis ha spiegato di aver rivissuto la sensazione di smarrimento quando i detenuti stranieri che ha incontrato le hanno detto che sono dentro da due mesi e non hanno ancora potuto fare una telefonata.
Da qui, la proposta di tre spunti per intervenire su un’emergenza che l’eurodeputata definisce come ormai diventata strutturale.
Sul primo fronte, quello delle misure alternative per tutti, il ministro Nordio sarebbe al lavoro per la creazione di strutture esterne – definiti dei domicili protetti – per chi avrebbe diritto ai domiciliari ma non dispone di una casa. La proposta però ha creato divisioni interne alla stessa maggioranza.







