Quali condizioni e quali limitazioni. Sono queste le riflessioni su cui si sta lavorando per la ripartenza. Domani è fissato un tavolo tecnico per entrare nel vivo della questione e affrontare i problemi concreti per far riaprire la Lombardia. La Regione incontrera’ le categorie produttive, i sindacati e le 14 Università per ipotizzare calendario e modalità post lockdown.
Cambiano i ritmi e i tempi. Una delle proposte per la fase due è quella di spalmare il lavoro su sette giorni e non cinque, e scaglionare l’inizio ad orari differenti in modo da non creare situazione di affollamento sui mezzi pubblici, dove i controlli saranno intensificati proprio per evitare situazioni potenzialmente pericolose per il contagio del virus.
Già in cantiere le manovre per l’anticipo della cassa integrazione con garanzia del piano di sostegno a piccole e medie imprese. Gratificazioni economiche per il personale sanitario con stabilizzazioni per 2500 tra medici e infermieri.
Dopo le polemiche, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha mostrato collaborazione al governatore Fontana per definire il percorso di ritorno alla normalità. Ha inviato una lettera al presidente della Regione Lombardia per manifestare e confermare la disponibilità del Comune a collaborare «a partire da subito, per costruire insieme le condizioni necessarie alla gestione della crisi e all’uscita dall’emergenza».
In campo ovviamente anche il Governo, nel weekend una cabina di regia con Fontana e il minstro Boccia sulla riapertura del Paese.







