Milano-Cortina 2026, gli ortopedici del Niguarda pronti a dimettersi per evitare le trasferte

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Sono passate due settimane da quando l’Ospedale Niguarda ha ribadito il suo ruolo chiave nei prossimi Giochi di Milano-Cortina 2026, inaugurando al pubblico quel murale di Marco Tamburro con cinque rubinetti da cui sgorgano i cinque anelli olimpici. Ora, a meno di due mesi dalla cerimonia di apertura che si terrà a San Siro, a fuoriuscire sono invece le polemiche.

Dentro la struttura sta avvenendo una vera e propria lotta sindacale per l’organizzazione dell’assistenza sanitaria e di emergenza per le Olimpiadi in Lombardia. Nell’equipe di ortopedia, pare che medici e infermieri abbiano minacciato le dimissioni, ma i malumori serpeggiano anche tra i piani alti. Se il personale sanitario si oppone alle trasferte, dall’altra parte la direzione vorrebbe che fossero i primari a impartire gli ordini di trasferimento.

Un tema spinoso, considerando che il Niguarda è “Ospedale Olimpico”, quindi punto di riferimento per gli aspetti organizzativi, di supporto ed esecutivi. Uno status che ha potenziato i presidi che la struttura ha anche a Bormio, Sondalo e Livigno. Perciò, chi è stato assunto nel 2024 per i Giochi invernali dovrà prestare servizio al 50% a Sondalo e chi invece lavora a Milano da anni sarà tenuto a recarsi in Valtellina per 8 giorni l’anno.

Una scelta sgradita agli ortopedici, che lamentano distanza dal luogo di lavoro primario e dalla famiglia, anche se da considerare ci sono pure il clima rigido della montagna, che scende fino a 20 gradi sotto zero, e la trasferta faticosa. Nemmeno i benefit sembrano convincere il personale, dallo skipass all’ingresso alle terme fino a corsi di aggiornamento retribuiti e alta diaria.

La Cgil Lombardia a loro sostegno ha ricordato che chi vince il concorso è tenuto a lavorare presso la sede prescelta o assegnata, mentre a livello legislativo, la trasferta non può applicarsi a chi è stato assunto prima del 2024.