Milano, la protesta dei dipendenti Galimberti Euronics: “Ci avete lasciato in mutande”

Featured Video Play Icon

“Ci avete lasciato in mutande”. E’ così che, tra cartelli e biancheria vera e propria, i lavoratori della società Galimberti Spa a marchio Euronics, a rischio fallimento, si sono presentati oggi davanti al Tribunale di Milano per protestare contro le sorti incerte del loro futuro lavorativo.

E mentre i dipendenti protestavano fuori dalle mura, nel palazzo di giustizia si teneva una camera di consiglio per capire se la società può essere posta in amministrazione straordinaria o se debba dichiarare il fallimento.
La decisione però è stata rinviata a lunedì 13 gennaio.

“Oggi siamo alla resa dei conti – racconta Cristofer Ramini, CGIL RSA del punto vendita di Seregno – la nostra speranza è che il commissario del Mise tolga dalla mani di questa proprietà la società e che riesca quindi a salvarla”.

“La decisione che noi speriamo che prenda è la continuità dei negozi sotto controllo del Ministero – aggiunge Andrea Montanari Cigil Filcams Monza Brianza – e quindi comunque che sia data ai lavoratori una cassa integrazione straordinaria” .

Quella della Galiberti Spa è comunque una storia che inizia ormai molto tempo fa, negli scorsi anni infatti la società aveva già fatto ricorso ad ammortizzatori sociali, ridimensionando l’organico, tanto da passare dai 660 dipendenti nel 2013, su tutto il territorio nazionale, agli attuali 250 rimasti solo in Lombardia e in Veneto.

“La situazione va avanti da anni, le prime avvisaglie sono arrivate con la chiusura del punto di Cinisello – racconta Gianandrea Ugetti, Rappresentante sindacale Euronics Buenos Aires – e adesso siamo nella più grave delle ipotesi quella del fallimento”.

Una situazione grave che fino ad oggi è sempre stata tenuta nascosta ai lavoratori dai vertici della società, che ha sempre utilizzato dichiarazioni approssimative che ricercavano le responsabilità oltre il perimetro aziendale.

Scelte commerciali sbagliate, debiti insoluti, licenziamenti, ora i 250 lavoratori rimasti rischiano la perdita del posto di lavoro, nonostante si siano sempre sentiti dire che andava tutto bene.