L’onda nera e sincronizzata di braccia tese e la voce di mille persone che urla “presente” non costituiscono reato. I saluti fascisti che ogni anno, il 29 aprile, sgorgano in via Paladini, davanti al murale per Sergio Ramelli, erano – secondo il tribunale di Milano – ben lontani dal “costituire condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista”. Piuttosto, scrivono i magistrati, hanno avuto “solo una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche”.
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 28 novembre, il Tribunale ha assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” i 23 imputati per “manifestazione fascista”, sulla base dell’articolo 5 della legge Scelba, per aver risposto alla chiamata del ‘presente’ e aver fatto saluti romani al corteo che si era tenuto in memoria di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975.
È l’ultima di una serie di sentenze che riguarda saluti fascisti e manifestazioni dell’estrema destra. Ma è la prima che arriva dopo la pronuncia della Cassazione a Sezioni unite dell’aprile 2024, che ha messo una serie di paletti per i giudici da valutare e “da cui poter ricavare” nel caso “un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista” per configurare il reato.
Le richieste della procura andavano dai 2 ai 4 mesi di reclusione per esponenti di movimenti come Lealtà Azione, Forza Nuova e Casapound. Nel processo era parte civile l’Anpi, con l’avvocato Federico Sinicato, che è anche il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana.







