Come molti si aspettavano, l’assessore comunale alla Casa Guido Bardelli ha deciso di dimettersi dall’incarico ricevuto meno di un anno fa, dopo le frasi emerse dalle intercettazioni relative alle inchieste sull’Urbanistica milanese. Frasi raccolte nelle chat con Giovanni Oggioni, ex dirigente comunale oggi ai domiciliari, e in cui Bardelli diceva che era necessario che la giunta Sala cadesse.
Troppo perché potesse rimanere in piedi il rapporto di fiducia tra assessore e sindaco, che nelle scorse ore ha comunque ribadito la sua stima nei confronti di Bardelli a livello umano.
Ora per il Comune si apre la delicata partita della successione, in un ambito, quello della Casa, che era in pieno movimento, dopo la presentazione e l’avvio del “Piano Casa” da 10mila alloggi ad affitto calmierato.
Bardelli relazionerà il Consiglio comunale lunedì sera. Dopo il suo intervento, le dimissioni saranno formalizzate.
Ma se Palazzo Marino è preso dalle vicissitudini della giunta, resta da chiarire che fare con il Salva Milano, scaricato dal Comune nelle scorse ore, dal momento che lo stesso Oggioni aveva preso parte alla sua stesura.
Una posizione assunta anche da vari partiti di centrosinistra, come il PD e AVS. Non altrettanto invece ha fatto Azione, che sottolinea come i contenuti – sostenuti dallo stesso Comune di Milano fino a pochi giorni fa – non dovrebbero essere considerati ora meno validi per le vicende giudiziarie.
Stessa posizione espressa da Forza Italia, per bocca del vicepremier Antonio Tajani.
Meno netto, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, che scarica su Palazzo Marino il destino della norma, attaccando Sala.







