Quasi 100 comuni (97 per la precisione) passano dalla zona di restrizione 3 (quella più dura) alla 2, dove vigono comunque limitazioni ma si può tornare ad allevare, mentre 16 comuni passano alla 1, quella con le restrizioni più blande. È l’effetto dell’allentamento delle misure di restrizione dettate due anni fa dall’Unione Europea per contrastare l’epidemia di peste suina africana che ha messo in ginocchio il settore suinicolo della provincia di Pavia e, in generale del Nord Ovest.
Una settantina di allenamenti pavesi potranno così tornare a lavorare, dopo due anni terribili, durante i quali sono stati abbattuti e distrutti oltre 100mila maiali: erano oltre 240mila nel 2023 e ora sono 60mila. I danni, diretti e indiretti, alla filiera, sono enormi e stimati in circa 15milioni di euro.
L’assenza di focolai negli allevamenti per 12 mesi ha consentito a Bruxelles di allentare le restrizioni per gli allevamenti, mentre, nei boschi, prosegue la campagna di contenimento del cinghiale, il principale vettore del virus.
Secondo i dati della Regione, solo in provincia di Pavia, tra gennaio e febbraio di quest’anno ne sono stati abbattuti 265, di cui 15 risultati positivi alla Psa. L’anno precedente i cinghiali abbattuti sono stati 1865 e recuperate 234 carcasse, gran parte delle quali positive.
Per considerare l’emergenza del tutto finita, secondo le autorità competenti, i cinghiali dovrebbero essere praticamente eliminati dalle zone in cui sono presenti allevamenti di maiali.







