Il Pagiannunz non si tocca. Sindaco Nai servo dei signori del cemento. La vitalità dei centri storici è garantita dalla presenza delle botteghe. È quanto si legge nei cartelli e striscioni con i quali ieri sera le associazioni e movimenti civili contrari alla realizzazione di un parco commerciale in città si sono presentati in consiglio comunale ad Abbiategrasso. C’erano i commercianti, il movimento no tangenziale Abbiategrasso e un nutrito gruppo di cittadini contrari alla realizzazione di strutture di vendita che poterebbero – questo è il parere di questa parte di cittadinanza – allo svilimento del centro commerciale naturale l’hanno battezzato, quello rappresentato dai negozi del centro storico, i cosiddetti negozi di vicinato.
A scaldare gli animi un nuovo tassello nella vicenda che tiene banco in città da quest’estate, da quando si è riaffacciata alla finestra la possibilità di insediamenti commerciali e residenziali tra viale Giotto e viale Paolo VI, alle spalle della città. Due i progetti, quello della società Essedue, con la previsione di oltre 33mila metri quadrati di insediamenti commerciali e residenziali. E il progetto targato Bcs, la storica società abbiatense guidata dall’ingegner Castoldi. Perché proprio mercoledì scorso, in giunta è stato adottato il piano di attuazione Bcs, che prevede spazi di insediamento più contenuti rispetto alla Essedue, si parla di circa 12500 metri quadrati, tra spazi di media vendita suddivisi in quattro parti, compresa una struttura di circa 5mila metri quadrati destinata a un cinema multisala o spazi per convegni.
Nessuna novità riguardo il progetto Essedue, al momento, ma l’adozione del piano Bcs è bastato a scaldare gli animi dei contrari, che non hanno esitato a presentarsi in consiglio comunale, chiedendo le dimissioni del primo cittadino.







