Lo stadio ha catalizzato sei anni di dibattito milanese, dividendo de facto la città. Incluso chi di calcio non sa nulla e magari non vuole saperne. D’altronde, il Meazza, la Scala del Calcio, va oltre il gioco. È uno dei simboli della città, secondo forse solamente al Duomo con la sua madonnina.
Nelle ultime settimane, però, le cose hanno iniziato a viaggiare decisamente più spedite. Anche se non è chiaro in che direzione.
Inter e Milan hanno presentato il loro progetto di fattibilità per acquistare a titolo definitivo lo stadio e le aree intorno. Obiettivo, costruire un secondo impianto su ciò che oggi è occupato dal Parco dei Capitani, per un costo complessivo di 1 miliardo e 250 milioni di euro. Iva esclusa.
Dall’altro lato, c’è invece una doppia indagine, una della procura e una della Corte dei conti, entrambe focalizzate sulla valutazione fatta dall’Agenzia delle Entrate, che ha fissato il prezzo dell’intero lotto – stadio compreso – a 197 milioni di euro. Per molti troppo pochi.
Riavvolgiamo allora il nastro e cerchiamo di fare chiarezza.
Di nuovi stadi si parla da decenni. Il Milan di Berlusconi, per fare un esempio, propose di piazzare un impianto solo rossonero al Portello, al posto di una porzione della Fiera.
Ma una vera intenzione concreta arriva solo nel 2019, quando Inter e Milan – all’epoca guidate dalla famiglia Zhang e dal fondo americano Elliott – propongono di costruire un nuovo stadio di fianco al Meazza, abbattendo quest’ultimo e creando una nuova cittadella dello sport.
Suona familiare? Dovrebbe, perché è esattamente quello che viene proposto oggi. Anche se con una piccola ma sostanziale differenza. Allora si parlò di un diritto di superficie con concessione comunale di lunga durata, presumibilmente un secolo. In altre parole, stadio e terreno sarebbero rimasti in mano pubblica. Oggi, invece, si parla di una compravendita. Ossia, se l’affare andrà in porto lo stadio sarà a tutti gli effetti proprietà privata.
Al di là di questo punto però, il progetto che oggi è sul tavolo e racchiuso in un generico masterplan tutto da sviluppare, è lo specchio quanto era stato proposto sei anni fa.
In mezzo però è successo un po’ di tutto, tra apparenti bluff, giravolte e minacce di addio.
Nel 2021 sembra tutto facile: si arriva addirittura alla proclamazione del progetto vincitore del nuovo stadio. È la cattedrale dello studio Populous, che dovrebbe richiamare le guglie del Duomo.
L’illusione però dura poco, perché l’opposizione in città, incarnata da comitati di cittadini e ambientalisti, è feroce. Come vuole la legge su progetti di queste dimensioni – anche se forse il Comune avrebbe evitato volentieri – viene avviato il dibattito pubblico, mentre viene lanciata una o più raccolte firme per un referendum.
Dagli incontri escono le osservazioni della cittadinanza sul progetto di Inter e Milan. Pareri non vincolanti, certo, ma sicuramente non di favore nei confronti dei club, visto che la stragrande maggioranza dei partecipanti al dibattito sono gli stessi membri dei comitati di opposizione.
Intanto, anche la politica – intesa come la maggioranza di centrosinistra a Palazzo Marino – prova a correre ai ripari, imponendo alle squadre paletti sui volumi che possono essere costruiti intorno al Meazza – soprattutto per strutture accessori come alberghi e negozi -, ma anche sugli investimenti nel quartiere di San Siro e sui biglietti, che devono mantenere una parte di prezzi popolari.
Paletti che i club accettano, ma non proprio di buon grado. E mentre le proteste montano e occupano sempre più spazio nelle cronache cittadine, Inter e Milan cominciano a guardarsi intorno. È quella che alcuni hanno definito la stagione dei grandi bluff. Il primo tentativo lo fa il Milan, che mette gli occhi sull’ippodromo La Maura per uno stadio solo rossonero.
L’idea naufraga in fretta. Quindi, arriva l’ipotesi San Donato, che si fa quasi subito concreta con l’acquisto e la bonifica dei terreni dell’area San Francesco, per un totale che non è distante dai 40 milioni di euro di investimento. Allo stesso tempo, l’Inter esplora l’idea di Assago-Rozzano, dove però si limita a un diritto di prelazione, senza esborsi particolari. I nerazzurri, infatti, continueranno sempre a preferire l’opzione che porta a uno stadio comune al posto o nei dintorni del Meazza.
In tutto questo, a complicare le cose, ci pensa l’intervento della Sovrintendenza che – sollecitata dai comitati cittadini – ricorda a tutte le parti in causa che a partire dal 2025, sul secondo anello pioverà un vincolo che renderà pressoché impossibile demolire San Siro.
Allo stesso tempo, il Comune osteggia – quantomeno a livello di sindaco e giunta – l’ipotesi di una fuga dei club dal Meazza e il motivo è semplice: senza le squadre, chi manterrebbe vivo lo stadio? Chi ne pagherebbe la manutenzione tanto ordinaria, quanto straordinaria?








