Le infinite proteste per salvare il grande glicine prima, i tigli del parco Lea Garofalo poi. Tar il 2023 e il 2024, intorno al progetto del Museo Nazionale della Resistenza si è concentrata l’attenzione mediatica locale e nazionale. Poi, come spesso accade, il nulla.
Il silenzio più completo è calato sul glicine tagliato, sui tigli abbattuti, sulla necessità di rivedere il progetto di vetro e cemento della seconda piramide di Piazzale Baiamonti, in modo che museo e verde potessero convivere. Il gemello dell’edificio già presente sull’altro lato della piazza e progettato da Herzog e DeMeuron.
Ora, però, la vicenda torna ad affiorare. Non per le questioni legate al Verde – i lavori sono ormai in corso e resuscitare degli alberi tranciati non è possibile – quanto per un tema squisitamente politico o, meglio, economico.
Già, perché all’appello mancherebbero i sei milioni di euro per l’allestimento. Un anno fa, l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, aveva garantito il proprio impegno a coprire le spese, ma al Comune non è arrivata più alcuna conferma.
SALA
Il Comune di Milano è dunque in cerca di risposte e conferme, perché il cronoprogramma prevede la chiusura dei lavori entro l’estate del 2026. O meglio, in origine doveva essere inaugurato in proprio tra pochi giorni, il 25 aprile del 2025, in corrispondenza dell’80esimo Anniversario della Liberazione.
Anche la Regione, inoltre, potrebbe giocare la sua parte e diventare uno dei soci del futuro museo.
FONTANA
Intanto i lavori proseguono, anche se con i citati ritardi. I cantieri, avviati nel 2023, dovrebbero vedere completati gli scavi in profondità a maggio. E qui sorge un’altra domanda. Ma le mura spagnole che vi si trovavano, che fine hanno fatto? Un quesito che al momento rimane senza risposta.
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Museo della Resistenza: mancano sei milioni di euro per l’allestimento

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