Nel 2026 la Città metropolitana di Milano ha messo a dimora 62.518 piante su circa 62 ettari, con 2,7 milioni di euro del PNRR. I cantieri sono chiusi, la spesa rendicontata. La foresta, invece, non esiste ancora: quante di quelle piantine diventeranno alberi si saprà solo tra cinque estati. Venticinque interventi distribuiti in diciannove Comuni. I lavori si sono conclusi nella primavera 2026 e il risultato ambientale dipenderà da quante piante supereranno le estati, dalla crescita delle chiome, dalle condizioni del suolo e dalla manutenzione, prevista per cinque anni.
Due sono i progetti, divisi per conseguire altrettanti obiettivi. Il primo riguarda la rete ecologica, con 30.125 piante su circa 30 ettari, in sei aree tra Casorezzo, Locate di Triulzi, Peschiera Borromeo, Pozzo d’Adda e San Colombano al Lambro. Sono terreni agricoli e superfici ai margini dell’edificato, dove gli impianti devono ridurre la frammentazione degli habitat e collegare boschi, corsi d’acqua e sistemi verdi esistenti. Pozzo d’Adda ospita l’intervento più esteso, oltre dieci ettari e circa 10.300 piante.
Il secondo, invece, occupa circa 32 ettari con 32.393 piante in diciannove aree, distribuite in quattordici Comuni tra cui Milano, interessata a Lambrate, Cascina Merlata e via Lampedusa. Qui, gli impianti, vicini a insediamenti residenziali e tessuti industriali, devono mitigare le isole di calore.
La selezione delle aree per i progetti è peculiare. Per le isole di calore sono state analizzate 240 notti estive tra il 2015 e il 2019, mentre per la rete ecologica i corridoi individuati dalla pianificazione metropolitana. Le piante sono prodotte con semi raccolti in Lombardia per favorire l’adattamento alla Pianura Padana. La densità richiesta è vicina alle mille piante per ettaro, con composizione al 70 per cento arborea e al 30 arbustiva.
Non si parla di alberi adulti da viale, ma di esemplari giovani coltivati in contenitore, destinati a crescere nel terreno definitivo. Così facendo, si possono piantare molti semi e ottenere migliore radicamento, ma per i benefici bisogna aspettare un po’: una piantina di poche decine di centimetri non produce la stessa ombra di un albero maturo.
Il programma prevede irrigazione, sfalcio, controllo delle specie invasive e sostituzione delle piante morte fino al 2031. Per valutare l’intervento servono dati annuali e misurazioni di temperatura, infiltrazione, biodiversità. I documenti pubblici descrivono le attività, ma manca un sistema aperto di monitoraggio biologico che confronti i venticinque interventi. Resta poi anche la gestione dopo il 2031, quando le aree passeranno ai Comuni con costi e responsabilità da inserire nei bilanci ordinari.
I 62 ettari si inseriscono in una trasformazione più ampia delle politiche del verde tra Milano e la Lombardia. Forestami, nato da una ricerca del Politecnico, punta a tre milioni di alberi entro il 2030, e resta il quadro metropolitano ma la sua maturazione richiede il passaggio dalla quantità alla struttura: impianti collegati, mantenuti, distribuiti secondo i bisogni.

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