Opportunità o nuovo problema all’orizzonte? Bruxelles ha approvato nelle scorse settimane la cosiddetta direttiva sulle case green, che obbligherà i vari stati membri a rinnovare l’intero patrimonio immobiliare nazionale.
Nello specifico, la misura riguarda soprattutto gli edifici più energivori, dal momento che l’obiettivo è quello di ridurre – in maniera sostanziale – il consumo energetico e le emissioni di gas inquinanti di case e palazzi entro il 2035, per poi puntare alla realizzazione di immobili che non producano emissioni inquinanti entro il 2050.
Per quanto riguarda gli edifici residenziali, ogni Stato membro dell’Unione Europea dovrà impegnarsi a ridurre il consumo medio di energia del 16 per cento entro il 2030, e di almeno il 20 per cento entro il 2035.
Sulla carta una misura importante per l’ambiente in cui viviamo e in cui abiteranno i nostri figli. Nella pratica, l’Italia, insieme all’Ungheria, ha votato contro la misura all’ultimo Consiglio dei ministri europei dell’economia. Motivo? Usando le parole del ministro Giorgetti, “Chi paga?”. In effetti la misura avrebbe un impatto veramente significativo sui conti nazionali italiani e non solo.
L’Europa ha stabilito che ogni Paese membro dovrà raggiungere il risultato secondo le modalità che ritiene adatte alla propria situazione. E anche di questo si è parlato a un convegno – tenutosi a Milano – che ha visto ragionare sul tema rappresentanti regionali ed europei del Partito Democratico e l’associazione dei costruttori edili.
ROZZA
DE ALBERTIS
Per Milano, nello specifico, si pensa molto alle case popolari, come spiega l’assessore alla Casa, Pierfrancesco Maran.
MARAN

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