Sono i due capitoli più preoccupanti per il Comune di Milano, non foss’altro perché hanno dato il via a diversi filoni di inchiesta, oltre che ad un vortice inarrestabile di polemiche: l’urbanistica da un lato, lo stadio dall’altra.
Sul primo fronte, le incognite sul futuro del Salva Milano rimangono in piedi, ma la discussione si è spostata sulle possibili soluzioni per le famiglie rimaste sospese, con risparmi investiti e una casa che potrebbe essere dichiarata abusiva.
Il Comune ha incontrato alcuni dei costruttori negli scorsi giorni, mettendo sul tavolo un possibile accordo con la procura per delle fidejussioni bancarie prodotte dalle società promotrici degli edifici contestati, a garanzia degli eventuali maggiori oneri comunali che dovessero essere accertati come dovuti dai procedimenti giudiziari. Se tali maggiorazioni fossero dovute, il relativo pagamento al Comune da parte dei costruttori sarebbe garantito dalle banche, ma nel frattempo il problema delle famiglie sarebbe risolto. Serve però che la magistratura sia d’accordo.
Facile a dirsi, meno a farsi.
Parole che arrivano a margine di un evento sulla rigenerazione urbana organizzato da Oice, l’Associazione di categoria delle organizzazioni di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica.
E poi c’è l’altro fronte, quello sullo stadio, con le inchieste esplorative aperte da procura e Corte dei conti sulla valutazione che l’Agenzia delle Entrate ha fatto sul lotto che comprende il Meazza e le aree circostanti. In sostanza, la base d’asta per l’acquisto che i club vorrebbero concludere entro l’estate. Una base d’asta che però secondo molti è sottostimata, e non di poco.







